Come Sanremo è diventato un ecosistema digitale (senza smettere di essere Sanremo)
Il Festival compie 75 anni e continua a reinventarsi. Dalla radio del 1951 al 4K del 2026, ecco come si innova mantenendo la propria identità — e cosa possono imparare le aziende.
Il Festival compie 75 anni e continua a reinventarsi. Dalla radio del 1951 al 4K del 2026, ecco come si innova mantenendo la propria identità — e cosa possono imparare le aziende sulla trasformazione digitale.
C'è qualcosa di straordinario in un evento che compie 75 anni e riesce ancora a far sedere milioni di persone davanti a uno schermo nello stesso momento. In un'epoca in cui tutto è on demand, frammentato, personalizzato, il Festival di Sanremo rappresenta un'anomalia. Un rito collettivo che resiste alla disgregazione dell'attenzione.
Ma la vera anomalia non è che Sanremo esista ancora. È che Sanremo sia riuscito a reinventarsi completamente nella tecnologia, nella distribuzione, nel linguaggio, senza mai perdere la sua identità.
Il Teatro Ariston è sempre lì. L'orchestra è sempre lì. La gara è sempre lì. Eppure il modo in cui il Festival raggiunge il pubblico, il modo in cui il pubblico interagisce con il Festival, il modo in cui i contenuti vengono prodotti, distribuiti e consumati non ha più nulla a che vedere con quello di vent'anni fa. Figuriamoci con quello del 1951.
Capire come Sanremo abbia costruito questo ecosistema digitale senza snaturarsi è una lezione preziosa. Non solo per chi fa televisione, ma per qualsiasi azienda che voglia evolvere restando sé stessa.
La storia del Festival di Sanremo: 75 anni di innovazione tecnologica
La prima edizione del Festival di Sanremo andò in onda il 29 gennaio 1951. Non in televisione (la TV in Italia non esisteva ancora) ma alla radio, su Rete Rossa, l'antenata di Rai Radio 1. Il pubblico era seduto ai tavoli del Salone delle Feste del Casinò di Sanremo, a cena, mentre tre cantanti si alternavano su venti canzoni. Vinse Nilla Pizzi con "Grazie dei fiori".
Il debutto televisivo arrivò solo nel 1955, un anno dopo la nascita ufficiale della TV italiana. Fu una rivoluzione: improvvisamente il Festival non era più solo un suono, ma anche un'immagine. L'Italia poteva vedere i cantanti, i vestiti, il palco. La dimensione visiva cambiò tutto.
Nel 1973 il Festival venne ripreso per la prima volta a colori, ma gli italiani lo videro ancora in bianco e nero; il colore sarebbe arrivato solo nel 1977, insieme al trasferimento dal Casinò al Teatro Ariston. Quello stesso teatro che ancora oggi ospita la kermesse.
Poi venne la stereofonia negli anni '80, poi l'alta definizione via satellite negli anni 2000, poi il digitale terrestre. Ogni passaggio tecnologico della televisione italiana ha avuto Sanremo come banco di prova. Il Festival non si è limitato ad adottare le nuove tecnologie: le ha spesso inaugurate per il grande pubblico.
Sanremo 2026: il debutto del 4K sul digitale terrestre
Nel 2026, il Festival debutta in 4K nativo sul digitale terrestre, con audio Dolby Atmos. Una risoluzione quattro volte superiore all'HD tradizionale, trasmessa via etere per la prima volta nella storia della Rai. Per farlo, i tecnici hanno dovuto riorganizzare l'intera infrastruttura di trasmissione, sacrificando banda su altri canali.
Ma la vera rivoluzione degli ultimi anni non è nei pixel. È nel fatto che oggi Sanremo non è più un programma televisivo. È una piattaforma multicanale.
L'ecosistema digitale di Sanremo: numeri e dati della trasformazione
Secondo i dati riportati da Inside Marketing, l'evoluzione del Festival è strettamente legata alla trasformazione del mercato discografico e alla crescita dello streaming. Nel 2024 lo streaming ha rappresentato il 67% dei ricavi del mercato musicale italiano, e nel primo semestre 2025 ha superato i 166 milioni di euro con una crescita del 10%.
Ma i numeri più impressionanti riguardano la fruizione multipiattaforma del Festival stesso.
RaiPlay e streaming: i dati del Festival
RaiPlay ha registrato 13,5 milioni di visualizzazioni e 12 milioni di ore di contenuti fruiti durante l'edizione 2025. Il dato più significativo: il 40% degli utenti aveva meno di 35 anni — una fascia demografica che la televisione lineare fatica sempre più a intercettare.
Come riportato da Agenda Digitale, la diretta streaming della prima serata del Festival 2023 è stata l'evento non sportivo più visto in streaming dall'avvio della misurazione Auditel Online, con 292.000 device collegati nel minuto medio. Un dato cresciuto del 40% rispetto all'anno precedente.
Social media e TikTok: Sanremo conquista la GenZ
Sul fronte social media, i numeri sono ancora più impressionanti. L'hashtag #Sanremo2025 ha generato circa 70.000 post con oltre 399 milioni di views — una crescita del 40% rispetto all'edizione precedente.
Su TikTok, le visualizzazioni hanno superato 1,2 miliardi, più che raddoppiate rispetto all'anno prima. Oltre un miliardo di audio clip sono state salvate e riutilizzate dagli utenti per creare contenuti propri.
FantaSanremo: la gamification del Festival
E poi c'è il fenomeno FantaSanremo, il gioco che ha trasformato il Festival in un'esperienza partecipativa e gamificata: 5 milioni di squadre iscritte, centinaia di migliaia di leghe create. Milioni di persone che non si limitano a guardare, ma giocano, commentano, creano contenuti, condividono. Il Festival diventa un evento sociale in cui lo spettatore è protagonista attivo.
Sotto Sanremo e Spotify: contenuti nativi per ogni piattaforma
Nel 2026 è arrivato anche "Sotto Sanremo", un format originale prodotto per RaiPlay che racconta il Festival dal backstage con il linguaggio dei social, condotto da creator e pensato esplicitamente per la GenZ. Un contenuto che non esisterebbe senza la piattaforma digitale, ma che si nutre dell'evento principale e lo amplifica.
E Spotify ha lanciato una campagna pubblicitaria con cinque spot diversi, uno per ogni serata, costruendo una narrazione seriale sincronizzata con il Festival. Più un'experience in-app che permette agli utenti di sostenere il proprio artista preferito e creare contenuti personalizzati.
Il Festival non è più un evento che si guarda. È un ecosistema in cui si entra.
Cosa rende Sanremo ancora Sanremo: il nucleo di identità che non cambia
Eppure, in mezzo a tutta questa trasformazione, Sanremo è rimasto Sanremo.
L'Ariston è sempre lì, con i suoi velluti rossi e la sua acustica imperfetta. L'orchestra è sempre lì, con i suoi quaranta elementi che suonano dal vivo. Niente basi, niente playback. La diretta è sempre lì, con i suoi imprevisti, le sue papere, i suoi momenti di televisione vera che nessun montaggio può replicare.
La gara è sempre lì, con il suo meccanismo di votazione che tiene incollati fino all'una di notte. E soprattutto, il rito è sempre lì. La settimana di Sanremo resta la "settimana santa laica" degli italiani, l'unico momento dell'anno in cui il Paese intero guarda la stessa cosa nello stesso momento e ne parla il giorno dopo al bar, in ufficio, sui social.
Questo è il punto cruciale. Sanremo ha capito che l'innovazione non significa buttare via tutto e ricominciare da zero. Significa capire cosa va preservato e cosa va trasformato.
Il core, l'identità, il rito, l'esperienza collettiva, la musica dal vivo, il palco dell'Ariston è rimasto intatto. Tutto il resto, la distribuzione, l'interazione, i formati, i linguaggi, le piattaforme è stato ripensato da zero, più volte, nel corso di 75 anni.
È questa combinazione che rende Sanremo unico. Non è un programma TV che ha aggiunto qualche canale social. È un ecosistema integrato in cui la diretta televisiva, lo streaming, i social, la gamification, i contenuti nativi per piattaforme diverse, le attivazioni dei brand si alimentano a vicenda, amplificando l'esperienza complessiva.
Trasformazione digitale per le aziende: la lezione di Sanremo
C'è una lezione in tutto questo, e non riguarda solo la televisione. Riguarda qualsiasi organizzazione che si trovi a dover evolvere senza perdere sé stessa.
La tentazione, quando si parla di trasformazione digitale, è pensare che bisogna cambiare tutto. Nuova identità, nuovo linguaggio, nuovi canali, nuovo tutto. Oppure, al contrario, non cambiare nulla perché "abbiamo sempre fatto così" e ha sempre funzionato.
Sanremo dimostra che esiste una terza via.
Si può costruire un ecosistema digitale complesso, fatto da sito web, e-commerce, social media, app, CRM, automazioni, contenuti per piattaforme diverse, mantenendo un nucleo di identità riconoscibile e coerente. Anzi, si deve. Perché è proprio quel nucleo a dare senso a tutto il resto.
Senza l'Ariston, senza l'orchestra, senza la diretta, senza il rito collettivo, Sanremo sarebbe solo un altro talent show. È la combinazione tra tradizione e innovazione che lo rende unico. È l'ecosistema costruito attorno a un centro solido che gli permette di raggiungere pubblici diversi, su piattaforme diverse, con linguaggi diversi e senza mai perdere la propria riconoscibilità.
Questo è quello che significa, davvero, costruire un ecosistema digitale. Non è aggiungere canali a caso. Non è essere presenti ovunque per il gusto di esserci. È ripensare l'intera esperienza del cliente, dell'utente, del pubblico mantenendo chiaro cosa ti rende te stesso.
Come A126 costruisce ecosistemi digitali per le aziende
È esattamente questo l'approccio che adottiamo in A126 quando lavoriamo con i nostri clienti.
Non partiamo mai dalla tecnologia. Partiamo dall'identità. Chi sei? Cosa ti rende riconoscibile? Qual è il tuo "Ariston" cioè quel nucleo che deve restare intatto mentre tutto il resto evolve?
Solo dopo aver definito questo centro, costruiamo l'ecosistema digitale attorno:
Un sito web che non sia solo una vetrina, ma uno strumento che lavora per te, ottimizzato per i motori di ricerca, progettato per convertire visitatori in clienti, veloce e fruibile da ogni dispositivo.
Una presenza social che non sia solo "esserci", ma che parli il linguaggio giusto al pubblico giusto, con una strategia di contenuti coerente e misurabile.
Un gestionale su misura che non ti costringa ad adattarti a lui, ma che si adatti ai tuoi processi, dalla fatturazione al magazzino, dalla gestione clienti alla contabilità.
Un e-commerce che non sia un catalogo online, ma un'esperienza d'acquisto coerente con il tuo brand, capace di aprire mercati che un punto vendita fisico non raggiungerebbe mai.
E soprattutto, un sistema in cui tutti questi elementi dialoghino tra loro. In cui il sito alimenti il CRM, il CRM alimenti le automazioni, le automazioni alimentino i social, i social riportino traffico al sito. Un ecosistema, appunto. Non una collezione di strumenti scollegati.
Sanremo ci ha messo 75 anni a costruire il suo ecosistema. Le aziende non hanno tutto questo tempo. Ma hanno la possibilità di imparare da chi l'ha fatto prima e di farsi accompagnare da chi sa come farlo.
Conclusione: innovare senza perdere l'identità
Il Festival di Sanremo 2026 viene trasmesso in 4K con audio immersivo, ha un format parallelo su RaiPlay pensato per i ventenni, genera miliardi di interazioni sui social, alimenta un gioco con milioni di partecipanti e ispira campagne pubblicitarie serializzate.
Ma resta, nella sua essenza, quello che era nel 1951: un evento che riunisce gli italiani attorno alla musica, nello stesso momento, nello stesso luogo simbolico.
Settantacinque anni di innovazione continua. Zero perdita di identità.
Se ci pensate, è esattamente quello che ogni azienda vorrebbe riuscire a fare. E con il partner giusto, è possibile.
Vuoi costruire un ecosistema digitale per la tua azienda? Contattaci per una consulenza — partiamo dalla tua identità e costruiamo insieme il sistema che ti serve.